mercoledì 16 giugno 2010

UNA NUOVA FIGURA ITALICA: GLI "ITALO-INTERISTI"

Noi italiani dovremmo tutti essere felici dell'en-plein dell'inter in Italia e nell'Europa. L'Inter è l'Italia, noi siamo italiani, e quindi tutti dovremmo sentirci interisti. Prima che qualcuno chiami la neuro per me, vorrei provare a spiegarmi.
Perché dovremmo sentirci tutti un pò interisti? Non certo per motivi legati al patriottismo tradizionale: non uno degli 11 che hanno vinto la coppa dei campioni era italiano. Il punto è proprio questo: cosa c'era di italiano in questa Inter, da farci dire che dovremmo essere orgogliosi di questa squadra in quanto italiani?


Fonti alternative (di truffaldin profitto)

La risposta sembrerebbe semplice: Moratti è italiano. Semplice ma sbagliata, a dire il vero: il fatto che Moratti sia italiano (a proposito, mai pensato a una bella cittadinanza svizzera o inglese? Così, ci faciliterebbe le cose, per quelli che sono gli scopi di questo articolo) sarebbe un pò pocuccio per alimentare il nostro orgoglio di italo-interisti. Allora ecco un'altra risposta: i (nostri) soldi. Moratti è ricco, ed é figlio di papà in gamba, ma non abbastanza da farsi bastare i soldi, tanti e anzi tantissimi, che già possiede. Naturalmente, e questo è il punto a cui voglio arrivare, in quella commedia dell'arte che è il nostro paese i soldi di uno come Moratti possono essere anche i nostri solo per un verso e non per il contrario: quello delle uscite (nostre) e delle entrate (sue). Non fatene una colpa al singolo imprenditore: è l'eterno dilemma (peraltro da sempre risolto per il peggio) della socializzazione delle perdite e della privatizzazione dei profitti, che si dipana nei molteplici e scoscesi versanti della corruttela italica, dalle convenzioni con le cliniche private alla appaltopoli della Protezione Civile, passando per la porcheria cialtronesco-delinquenziale del salvataggio di Alitalia.
Come si concreta questa mia dichiarazione da denuncia penale? Con la Storia. Il referendum che sancì l'abbandono del nucleare generò nel paese un impulso ambientalista che portò nel 1992 il settimo governo Andreotti a una legge per l'incentivazione della produzione di energia da fonti rinnovabili. Al provvedimento denominato «Comitato interministeriale prezzi numero 6» (da cui la sigla Cip6), tuttavia, alla dicitura "fonti rinnovabili" si aggiunse "... e assimilate".
Per sapere ciò a cui questo portò, è sufficiente citare un passo del libro "La Deriva" di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, in cui si cita Bruno Tabacci, già presidente della Commissione attività produttive. In alcune raffinerie, dice Tabacci, «[...] si diede vita a centrali che funzionano a petrolio e hanno gli incentivi del Cip6, esattamente come l'energia eolica o fotovoltaica. Impianti dell'Api dei Brachetti Peretti, della Erg dei Garrone, della Saras dei Moratti... Per avere un'idea, i contributi erogati col Cip6, finiti in grandissima parte ai petrolieri con il giochino delle fonti assimilate, sono stati pari a 2 miliardi di euro l'anno per 15 anni. Totale: 30 miliardi. Una cuccagna.» (La Deriva, pag.88, Rizzoli Editore 2008)


 Sì, ma Moratti è uno che crea ricchezza...
Obiezione possibile da parte dei ferventi garantisti dell'opinabile: ma uno come Moratti crea ricchezza per tutta la nazione. Obiezione che andrebbe però integrata: nel limitarsi a ciò, questi obiettori senza coscienza si sono infatti fatti sfuggire un'occasione che Berlusconi avrebbe colto al volo, cioé quella di dire che crea anche un sacco di posti di lavoro. Innanzitutto, va ragionevolmente supposto che i Moratti e i Berlusconi i soldi e i posti di lavoro li creino perché servono a loro.
Con particolare riferimento ai posti di lavoro, non si capisce bene - se non all'interno di una logica schiavistica o in quella di un mellifluo filantropismo scarica-coscienza - perché uno debba sentirsi graziato se gli viene concessa una fonte di reddito da lavoro. Non pensano queste persone al fatto che, specialmente nel capitalismo opulento di Galbraith, i soldi che escono dall'azienda vi rientrano in forma di consumi e servizi? Passi la miopia che rischia di distruggere l'ambiente del mondo, ma quella che soprassiede ai propri interessi, questa no. Sennò bisognerebbe dire di peggio dell'imprenditoria italica, rispetto a ciò che già se ne dice, e cioé che sono imprenditori "con le pezze al culo", i quali fanno affari sulla scorta della mungitura degli enti statali e delle acquisizioni fatte con le risorse delle stesse aziende (sovente pubbliche, manco a dirlo) da acquisire.

Lupi e agnelli

Ma questa è solo una divagazione. Il nucleo della questione è che la squadra pigliatutto di Moratti questi se l'é pagata con i nostri quattrini. La morale immorale di questa ennesima favola italica è che i lupi si dividono i soldi e le vittorie, mentre agli agnelli (quelli con la "a" minuscola), non resta che la consolazione di potersi definire, volenti o nolenti, "italo-interisti".

L'Immaturo Vendicativo prende a calci in culo la faccia di Moratti

Nessun commento:

Posta un commento